La Seat Leon II (Tipo 1P), disegnata da Walter de Silva, ha segnato una rottura stilistica con la sua antenata adottando una linea monovolume molto dinamica, con maniglie delle porte posteriori nascoste nei montanti. Basata sull'eccellente piattaforma PQ35 del gruppo Volkswagen (condivisa con la Golf V/VI e l'Audi A3 8P), si posiziona come l'alternativa sportiva e accessibile del segmento C. Il restyling del 2009 (Facelift) ha apportato ritocchi estetici minori ma soprattutto una riprogettazione dell'abitacolo (materiali di migliore qualità) e un aggiornamento importante delle motorizzazioni: passaggio dei diesel da iniettori-pompa (IP/PD) al common rail (CR), e generalizzazione dei blocchi benzina TSI in sostituzione dei vecchi motori aspirati. Se il telaio è elogiato per il suo dinamismo
La Seat Leon II è un'auto a due facce. Da un lato, è una compatta dal design intramontabile, dotata di un eccellente telaio e di motorizzazioni performanti. Dall'altro, ha subito le conseguenze dei peggiori anni di transizione tecnologica del gruppo Volkswagen. Per un acquisto sereno: Preferite assolutamente un modello restyling (dopo il 2009) equipaggiato con un motore diesel common rail (1.6 TDI o 2.0 TDI CR) se percorrete molti chilometri, o un vecchio blocco 1.6 8V se cercate un'auto urbana indistruttibile. Le versioni Cupra (2.0 TFSI EA113) sono ottime scelte per gli appassionati disposti a farsi carico della manutenzione. Da evitare assolutamente: I 1.2/1.4/1.8 TSI senza storico della distribuzione, i 2.0 TSI (consumo d'olio), e i 2.0 TDI 140 a iniettori-pompa precedenti al 2008 (testata porosa).